Sono nati nel 2007, ma la formazione si completa solo nel 2010.

Con la speranza che la piattaforma “virtuale” non fosse ormai l’ultimo posto in cui proporre le proprie idee e visioni, sono partiti con la ricerca di un suono acustico di forte impatto che permettesse di esibirsi ovunque, dalla strada al grosso palco. La scommessa che ripetono ad ogni esibizione, è che la gente balli quasi fino al punto di dimenticarsi di se stessi, lasciando anche solo per una mezz’ora che l’adulto ceda il passo al bambino dentro ognuno di noi.

Il repertorio, in aggiunta è il prodotto di un’ulteriore ricerca.

Folgorati lungo il percorso da una traccia in un cd registrato nel 1954 da Alan Lomax in Emilia Romagna, dove un vecchio sdentato canta un paio di strofe dette “alla boara”, decidono di dedicarsi quasi esclusivamente al repertorio di tradizione, sia perchè quelle canzoni e quei canti, con melodie e armonie che si sono modificate nei secoli, sembravano fatte apposta per essere cantate e ricordate anche solo dopo il primo ascolto, sia per una sorte di “patto” con gli antichi, quasi fossero state quelle stesse melodie a chiedere di essere ricantate.

Nell’autunno 2009, dopo un anno e mezzo di vicissitudini e vari cambi di formazione, il gruppo aumenta e passa a sette elementi, dopo alcuni concerti in strada e in alcuni locali, a settembre 2010 entrano in studio di registrazione ed incidono la versione promozionale del album “chenta la zighela”, in cui vecchie melodie si fondono con le atmosfere in levare del reggae e dello ska, i ritmi incalzanti del country e la rabbiosa carica del punk vecchia guardia. Sarà poi la collaborazione con Arcangelo “Kaba” Cavazzuti a definire i suoni e fornire una veste matura al lavoro.

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